Fantastico! #108

Nomi. Cose. Città.

Benvenuti al centottavo appuntamento di Fantastico!

Finalmente si sta concludendo una settimana che sembra infinita. Tra l’anniversario della morte di Carlo Giuliani, assessori leghisti che sparano a civili, e Jeff Bezos che va nello spazio per dieci minuti rubando milioni di ore di vita a suoi lavoratori (e purtroppo poi torna sulla terra), oggi più che mai stiamo aspettando una svolta culturale che porti al riconoscimento dei diritti umani e all’abolizione della visione secondo cui l’autorità e la sua sovranità sull’individuo siano da difendere.


Togliamoci qualche sasso dalla scarpa: questa settimana abbiamo parlato con un responsabile di una struttura di accoglienza (CAS) in provincia di Como.

3 domande a Sebastiano Snider

Ciao Sebastiano, ci racconti l’episodio più divertente a cui ti sia capitato di assistere negli anni al CAS?

Una mattina sono arrivato in struttura e ho trovato un letto nel giardino, con tanto di materasso. Avvicinandomi mi sono reso conto che c’era qualcuno nel letto coperto dal lenzuolo, ma non riuscivo a capire dove fossero i piedi e dove la testa. A primo acchito ho addirittura pensato potesse trattarsi di un morto, ma fortunatamente non era quello il caso. Si trattava di un nostro ospite del Niger, che per scappare dal caldo della sua camera ha smontato il letto e spostato il materasso in giardino per dormire al fresco.

Cosa sono le “ondate”, e come vengono gestite?

L’ondata è un periodo di crescita dei flussi migratori che porta a un picco di ingressi nel territorio statale di persone che richiedono la protezione internazionale. Nei momenti di aumento in alcuni centri c’è stata pressione da parte delle prefetture per aumentare i posti a disposizione, anche in deroga alle norme generali, oppure vengono facilitate le uscite accorciando i tempi dell’iter burocratico intorno alla richiesta di protezione. In ogni caso, vi è un criterio di proporzionalità che sancisce come vengono distribuiti i vari richiedenti sul territorio nazionale in base alla densità di popolazione delle varie provincie: una provincia che conta l’1% della popolazione nazionale riceverà l’1% dei migranti arrivati dalle tratte marittima, balcanica, e aerea. Questo criterio viene mantenuto anche in caso di trasferimenti di richiedenti da una provincia all’altra, come nel caso dei ricongiungimenti. La regolamentazione proporzionale della distribuzione dei richiedenti dimostra che la nostra percezione di presenza di migranti sul nostro territorio è una falsa percezione, e per di più siamo in un momento di declino da un paio d’anni.

In questi ultimi giorni c’è stato tanto dibattito mediatico a causa del rinnovo degli accordi con la Libia. Tu cosa ne pensi?

Gli accordi sono stati uno dei tentativi portati avanti da diversi governi italiani nel tentativo di frenare il flusso della tratta mediterranea. Tutti i nostri accolti che hanno avuto la sfortuna di passare del tempo nelle carceri libiche hanno riportato abusi e hanno riportato storie che testimoniano la violazione dei diritti umani che avviene in Libia: indirettamente gli accordi finanziano le stesse organizzazioni che commettono abusi e crimini. Come contropartita per avere un numero più basso di ingressi sul territorio italiano, il governo chiude un occhio sul modus operandi e sulle torture messe in atto dalle istituzioni libiche. Invece di sostenere realtà che non funzionano, i fondi potrebbero venire investiti per potenziare e migliorare il sistema di accoglienza, o nelle commissioni territoriali per accorciare i tempi di attesa dei richiedenti, che quasi mai rispettano i tempi previsti dalla legge.


Anche l’arte ci ricorda l’importanza di mettere in dubbio il proprio punto di vista. Michael (Mike) Dell’acqua ha esplorato la visione e la cecità e il conseguente rapporto tra buio e luce in Di-segno al buio, un progetto che parte dall’idea che l’occhio della visione e il pensiero del pensante avanzano come un cieco verso un punto cieco. Ecco alcuni dei disegni della serie:


Tagliamo le gambe al torero: il G8. Perché se ne parla ancora? Perché è necessario farlo, e perché nonostante il mondo abbia attraversato trasformazioni epocali nei venti anni trascorsi, è ancora attuale parlare di abuso poliziesco e abuso di potere. Chi è legittimato a parlare delle tre giornate di Genova? Posso parlarne se non c’ero? 

Per togliere ogni dubbio abbiamo raccolto una testimonianza lucida e chiara di Pietro, una delle persone più vicine e informate sulla causa.

Agitarsi in Rivolta e riscrivere la Storia

[...] Una massa variegata che gridava a gran voce una frase precisa: un mondo Altro era possibile. Altro da cosa? Altro dal capitalismo, dall’imperialismo, dall’economia predatoria, dalla devastazione ambientale, dalla guerra. Causa di tutto ciò era (ed è) il modello economico del Capitalismo Globalizzato, che in quegli anni stava prendendo piede e oggi domina incontrastato sul globo.

Ribadire che questo non è per nulla il migliore dei sistemi, che un sistema alternativo era possibile. Oggi siamo certi che un altro mondo non è solo possibile, ma assolutamente necessario. [...]
Continua a leggere!
- di Pietro


Spero che tutte queste testimonianze siano sufficientemente stimolanti per voi, e mi auguro che vi interroghiate sui pregiudizi impliciti che stanno alla base del vostro modo di pensare. E se non volete sentirvelo dire, almeno ascoltatelo in musica.

La realtà è una merda, ma non finisce qua
Passami il mantello nero, il costume da torero
Oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie
Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere
Che il mondo possa essere migliore di com'è
Ma non sarò neanche tanto stupido da credere
che il mondo possa crescere se non parto da me.

- Brunori Sas, Il costume da torero

Buon sabato e buon weekend!