Fantastico! #96

Nomi. Cose. Città.

Bentornati a un nuovo appuntamento di Fantastico! Vi siamo mancati? Voi a noi sì.

Questa settimana abbiamo scoperto che nulla è eterno. Ieri, infatti, ci è giunta la notizia della morte del principe Philip of Edinburgh.  


Ma torniamo a noi: apriamo questo numero in medias res, con l’intervista completa a uno dei nostri gruppi preferiti: “La Rappresentante di Lista”.

La parola al corpo

“La rappresentante di lista” è un gruppo che nasce nel 2011 e già dalla partenza, dall’origine stessa del nome, sembra farsi portavoce di qualcosa che va oltre convenzioni e regole. Oserei dire che si fa portavoce di un’esigenza. Il loro primo album, (per la) Via di casa, risale al 2014, per poi proseguire l’anno successivo con Bu Bu sad e arrivare nel 2018 a pubblicare Go Go Diva (dove il singolo Questo corpo farà parte della colonna sonora di The New Pope, serie diretta da Paolo Sorrentino) e My Mamma, nel 2021. Tutto questo è stato forse utile ad aprire una comunicazione diversa; sonorità riconoscibili che si espandono e la voglia in chi ascolta di ritrovare una propria direzione e di far pace con “ciò che si vede e ciò che si è”.
Parlerei del corpo prima di tutto, a mio avviso grande comunicatore che non mente e non finge. Che ruolo ha nel 2021? Più genericamente, che ruolo sarebbe bene assegnargli? Quanto la comunicazione passa da una forma così tangibile e quanto è necessario che mente e corpo siano allineati?
È un periodo strano e speriamo che non sia l’inizio di un’era di individui lontani e divisi. Non sappiamo cosa sarà dei nostri corpi nel 2021, ma crediamo che la direzione giusta sia quella di corpi appassionati sotto un’idea. Vorremmo tornassero di moda il pogo e l’headbanging. Quasi quasi ci spingeremmo a parlare di ideali, di cori con i quali i corpi possano dimenarsi, percepirsi ed essere. Parleremmo di slogan e di utopie, se fosse necessario. Lottiamo per l’unità dopo tanta divisione, per menti che trascinano corpi e viceversa. […]
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di Giulia Fuso


Il prossimo brano è di Johnny, e lo trovate nel primo numero della rivista. Il titolo vi sarà sicuramente familiare: 

Un lavoro onesto

Gaia è una donna sulla cinquantina e tutti, in paese, sanno che è una persona rigorosa.
Si è diplomata all’istituto tecnico per geometri verso la fine degli anni ottanta e nessuna scelta sarebbe stata più indicata per una come lei. Nel corso degli anni, ha accettato la definizione che i suoi colleghi dell’ufficio comunale le hanno attribuito, in parte complimentandosi, in parte con un retrogusto di critica e risentimento, e ora è disposta a dirsi da sola, con un sorriso, di essere “quadrata come solo una geometra può essere”. È un mantra che si ripete quando si accorge di aver svolto un lavoro con grande dovizia di particolari e seguendo passo-passo tutte le procedure.
Si sveglia tutte le mattine, parecchio presto. Va al bar e ordina da anni la stessa cosa. Arriva in ufficio con un leggero anticipo, saluta la segretaria e si mette subito a lavorare. Sul posto di lavoro è un automa: mai una cartella fuori posto, un conto errato, mai un errore di distrazione e, in aggiunta, un uso molto curato dell’italiano nelle mail e una grafia invidiabile nello scartabellare documenti. […]
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di Johnny Shock


A volte, con leggerezza, pensiamo che sarebbe bello perdere la memoria e dimenticare così episodi che crediamo ben saldi nella mente. Ma ne siamo sicuri? Nicola ha la risposta.

Da zero a tre anni

Bene, questa cosa non mi piace molto ma va fatta. Almeno così dicono i dottori. Dicono che mi aiuterà. Insomma, quei loro grossi occhiali spessi mettono soggezione. Devo dire che quando mi hanno dato la notizia non ho reagito male. Ammettiamolo: chi non vorrebbe poter scordare tutto della propria vita, a volte? Ricominciare. Ricostruire il puzzle dopo aver mischiato i pezzi. Be’, non io. Era Amanda quella a cui piacevano i puzzle, ecco perché ho detto così. Io odio i puzzle, non so nemmeno perché ne parlo. Eppure non mi sembrava ci fosse nulla di male nel dimenticarsi di quel giorno in cui mi sono svegliato con le lenzuola bagnate. E avevo dodici anni. Gli occhi di mio padre, quella mattina, mi perseguitano ancora. E l’ansia del primo appuntamento, con la bocca secca e la schiena sudata? Lei aveva un maglione azzurro. Ricordi così è molto meglio perderli, credo. Il tamponamento di quel venerdì mattina? Cazzo, meno male che l’alcool test non esisteva ancora. Tutti i cazziatoni dei miei capi, ai quali ho sempre dovuto sorridere mentre le nocche mi diventavano bianche, strette nelle tasche. E così tra qualche mese mi sveglierò e potrò ricominciare tutto. Sarò una persona che ancora non conosco. Un uomo nuovo con pensieri nuovi. Chissà se mi ricorderò di questi giorni? Viaggerò nel tempo ogni giorno, come in quel film che mi piace. Quello della macchina, col tizio che suona la chitarra. L’albo sportivo sul sedile posteriore. Quello. E finalmente dimenticherò tutto. Cazzo, se siete invidiosi. Come un puzzle coi pezzi mischiati, ecco come sarò. […]
Non lasciare la lettura a metà
- di Nicola Adami


Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che, un giorno, a ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale. 

- Bertolt Brecht, Vita di Galileo

Si prospetta un cambio di colori da lunedì e l’unica certezza che abbiamo è che Fantastico tornerà puntuale sabato prossimo. Ora dobbiamo andare a preparare il pranzo, buon appetito!