Pork soda III

Nell’estate del 1978 Giancarlo Salimbeni, per tutti e per nessuno IL SALIMBENI, affittuario singolo di un monolocale in Viale Dell’Industria nel comune di Cincinnatici, alle ore 14:03 di un sabato pomeriggio destinato ad elidersi nella solitudine più vacua, prende un taglierino rosso da un cassetto nella zona disimpegno e se lo infila in tasca; va in bagno trascinando stancamente i piedi, si siede sulla tazza Villeroy & Boch senza abbassarsi i pantaloni, inala con cura gli odori putrescenti della sabbietta del gatto Samuele distesa di fianco al bidet e si porta le mani al volto, coprendolo. Emette un sospiro esausto e idealmente atto ad appannargli le mani ed i ricordi, esclama ad alta voce “Io sono IL SALIMBENI!!” facendosi rimbombare le parole negli interstizi tra il volto e le dita, quindi si fionda velocemente nella zona notte, dove il gatto Samuele (miao) sta dormendo sonni ruffiani ai piedi del letto. Accanto al micio, accarezza per un attimo un cuscino rosso a forma di cuore, regalatogli da G____ il giorno del suo trentacinquesimo compleanno.
“Per sempre insieme”.

Estratto e scoccato il taglierino in posizione di taglio, afferra la coppa del Felis Catus Samuele (miao) e gli taglia la gola con un colpo deciso e barbaro che non lascia scampo.
Al SALIMBENI bastano meno di pochi secondi per realizzare di aver toccato il punto più basso del suo curriculum. Già pentito, subito liso e consunto si porta davanti allo specchio della Danese Milano (lire: 200.000) e si fissa per un interminabile e metafisico minuto, poi si lascia cadere con le ginocchia sul pavimento, le mani in posizione plantigrada, ora libero di lasciarsi andare in un pianto urlato sciamannato, finale.
Vibrisse + vomitini + stronzetti + sabbiette: so long, Samuele (miao).

La Scientifica Umanistica dell’Effebiai di Cincinnatici, avvertita dalla telefonata disperata di una certa Professoressa Policardi, anziana vicina di casa del SALIMBENI ed ex docente all’ Istituto Inferiore e a quell’ora di sabato poltrita davanti alla televisione a guardare un servizio sulla corrente dittatura di Videla in Argentina e con in mano una tazzina di zabaione fresco, arriva al monolocale del SALIMBENI in Viale Dell’Industria e penetra nella zona disimpegno, sfondando la porta d’ingresso con il Mini Bazzuca AKAI MPC-40 (lire: 5 milioni) in dotazione speciale per le operazioni di sfondamento-monolocali; trova quindi un imperturbabile ed etereo SALIMBENI nell’angolo cottura, con addosso un grembiule da cucina Voiello e intento a infornare il cadavere martoriato del gatto Samuele (miao), adagiato in una teglia insieme a delle patate e del rosmarino.
“Salve. Vi fermate per pranzo?”.
“Fermo! Immobile! Gomiti dietro la nuca e inginocchiati a terra, stronzo! Faccia a terra!”.

La Scientifica Umanistica dell’Effebiai ammanetta IL SALIMBENI di anni:38 e lo incarcera seduta stante nel mono-carcere ricreato all’interno della camionetta speciale parcheggiata fuori. Mentre viene condotto di sotto, IL SALIMBENI invoca in maniera confusa e approssimativa la legittimità del corrente governo antiperonista di
Videla in Argentina.
“Bastardi! Ceausescu cenava con Peron! Argentina libera e cristiana! Bastardi!
Lasciatemi!”.
Si avvale successivamente della facoltà di non rispondere, zittendosi e non
pronunziando più parola alcuna.

Grazie all’aiuto dei ragazzi del Reparto Fenomenologico, prontamente arrivati sul
posto dopo la chiamata isterica della Professoressa Policardi delusa e incazzata per la mancanza di più unità operative e di più roboante splatter, la Scientifica avvia una perquisa totale del locale di Viale dell’Industria.

Riportansi qui gli estratti dal foglio a quadretti dello Sceriffo della Scientifica Umanistica dell’Effebiai, Ufficiale Ispettore Ennio Ciarrapico, che dichiara di
rinvenire i seguenti oggetti sospetti di numero cardinale: 5, catalogati come Reperti
Di Fatto / Prove Confutabili / Constatazioni / Opinioni Opinabili, quindi subito
indicizzati e schedati in nomenclatura con marca da bollo e autorizzata dal
Presidente Per Le Indagini E I Preliminari Micro-Semiotici.

RAPP. 15//05/78 SALIMB-G CNF-xM49
RITROVANSI NEL MONOLOCALE DEL SALIMBENI:

1) Un libro illustrato su René Magritte, con in sovraccoperta “Il Mondo Meraviglioso”, 1960, olio su tela, 100x81cm, Collezione Privata, Bruxelles. A pagina 10 trovansi e recitansi una nota del SALIMBENI scritta accanto all’immagine che raffigura René Magritte insieme a Georgette Berger nel giugno del 1922: “Sono molto più debole di quanto la certezza della routine mi induca a credere, ma tu G____ non lo hai mai capito. Tu morirai, lassú”.

2) Un libro a copertina rigida dal titolo “Filosofia Dei Circuiti”, scritto da Espedito Johnson, presidente della facoltà di Techno Club E Deroghe Allucinogene Per Grandi Imprese, dell’Università di Gkasjbdezuafzuvuua Daiudb, pagine: 18, posizionato ai piedi del monodivano nella zona disimpegno; all’apertura, il libro dimostransi essere una raccolta fotografica in b/n con brevi interviste ai piú esperti tagliatori e agenti commerciali di deroghe per grandi imprese.

3) Una scatoletta di alluminio piena di vibrisse, orribilmente posta nel secondo ripiano del frigorifero con appiccicata una etichettata con la dicitura “da usare al posto del grana padano”.

4) Una lettera mai inviata, con la chiara calligrafia del SALIMBENI e indirizzata a tale G____, di cui citansi le esatte parole: “ Una volta, quando si avvicinava il vespro, scendevo dalle cime dell’isola di Cincinnati e andavo volentieri a sedermi sul greto in riva al lago, in qualche anfratto nascosto. Qui, dove l’attenzione veniva fissata dal rumore delle onde e dall’agitarsi dell’acqua e dove ogni altra tremebonda agitazione era cacciata dall’anima, mi immergevo in uno stato di delizioso trasognamento, in cui spesso era la notte a sorprendermi senza che io me ne accorgessi. Il flusso e riflusso dell’acqua, il suo rumore ritmato e continuo, a tratti più gonfio, che senza pausa mi colpiva le orecchie e gli occhi, suppliva ai movimenti interiori che il trasognamento dentro di me aveva spento, e bastava da solo a farmi sentire con piacere la mia esistenza, senza darmi la pena di pensare. Di tanto in tanto nasceva qualche debole e breve riflessione sull’instabilità delle cose del mondo, di cui la superficie dell’acqua mi offriva l’immagine. Subito, però, quelle lievi impressioni venivano cancellate dall’uniformità del movimento costante che mi cullava, e che senza nessun concorso attivo della mia anima mi incantava al punto di di non potermene staccare senza sforzo, quando infine venivo richiamato dall’ora tarda, dai segnali convenuti, dai rapaci notturni e dalla voglia di sognare dal buio di casa mia.”

5) Un’arpa elettrica della Banfi & Olufsen, completamente acustica, senza corde, con le corde in lino.

È l’estate del 1978, l’Argentina avrebbe vinto i Mondiali grazie a Kempes. Ma questa è tutta un’altra pork soda.