Un filo di fumo

Il sole è già calato ma l’aria è insolitamente calda. Viste le temperature, i tavolini fuori sono tutti pieni. Ci separano due pizze napoletane dal cornicione bello alto, ma lui non riesce a concentrarsi sulla nostra cena, perché al tavolo dietro di noi due ragazze hanno iniziato a fumare. Sbuffa, smorfia, soffia, prima di scoppiare in una filippica dal volume crescente, conscio del privilegio di non essere capito.

Qui fumano tutti, anche i cani fumano. Fumano nei parchi, nella metro, nei locali, persino nei ristoranti fumano. Ora io dico, siamo a Berlino, gira qualunque cosa, alle feste aziendali c’è la fila in bagno per la cocaina, nei club distribuiscono le anfetamine all’ingresso, nei gruppi telegram degli spacciatori puoi ordinarti l’acido direttamente a casa, perché cazzo devi fumarti le tue sigarettine del cazzo? L’ultima volta che una persona è sembrata cool con la sigaretta in bocca erano gli anni ’90 e ho capito che qui il tempo sembra essersi fermato da qualche parte, ma il tabacco è davvero la droga più sfigata di tutte quelle che ho provato in vita mia. Le sigarette. Non hanno effetti reali per il tuo organismo se non quello di bruciarti i polmoni. In più li bruciano anche ai tuoi vicini. Il fumo è la droga che odio di più proprio per questo: è l’unica che devo subire anche se non voglio. E poi che droga è? Sembra lo strumento di controllo stereotipato di un qualsiasi romanzo cyberpunk rimasto indietro, non sembra neanche vero che ancora la gente spende gli stipendi in sigarette. La sbuffata di lato, le dita ingiallite, i denti neri. Dico, cosa devono fare oltre a metterti quelle immagini splatter sulle confezioni? Quante statistiche bisogna leggere sui tumori ai polmoni prima di smetterla con queste stronzate? Mangiatevi dei funghi, dei muffin alla marijuana, è così piacevole mangiare, perché lo volete rovinare con le vostre sbuffate di merda? Che cazzo fumate mentre mangiate? Il gesto della sigaretta fra le dita, all’angolo della bocca, è una roba che mi fa piangere, la pausa sigaretta in azienda, le aree fumatori nelle stazioni, zone recintate esplicitamente per i casi umani che ancora hanno bisogno del loro tubino di carta da cui aspirare la loro dose quotidiana. Piuttosto fatevi di eroina, di crack o di antidolorifici, sceglietevi una dipendenza migliore, definitiva! Non un lento stillicidio che non risponde neanche più all’immaginario ribelle di chi vive solo nel presente: live fast die young, e allora vatti a prendere una siringa! Fatevi di qualunque cosa che però non mi venga in faccia a me mentre mangio la mia cazzo di pizza napoletana!

Si ferma giusto un momento, per prendere fiato, ma inala inevitabilmente i residui di nicotina nell’aria, tossisce, in gola l’odore acre del fumo: è la goccia che fa traboccare il vaso. Si china sulle posate, impugna il coltello della pizza come un perfetto serial killer e si volta verso le nostre vicine con raptus omicida. Non ho il tempo di reagire e non mi interessa neanche. Cerco di evitare gli schizzi di sangue e mi dedico alla mia cena, prima che si raffreddi.